27 Luglio | A RAVELLO SI FESTEGGIA SAN PANTALEONE

Medico e taumaturgo, visse ed operò in Bitinia, dove venne martirizzato nel 305. Le sue reliquie furono portate a Ravello nel XII secolo. È il protettore delle nutrici, dei sofferenti di emicrania e delle madri afflitte dal pianto dei neonati. Una leggenda narra che il santo, grazie alla sua proprietà di allungarsi, da Amalfi si affacciò su Ravello attirato dai gemiti di un bambino capriccioso. Rimasto affascinato dal luogo, decise di non redarguire il monello e, piuttosto, di estendere sul paese la sua protezione. Dopo la sua morte sarebbe stato il suo sangue a continuare la benefica azione.
Da allora, ogni anno, il 27 luglio, anniversario della decapitazione del santo, al termine di una veglia di preghiera, avviene la miracolosa liquefazione del sangue, che resta disciolto fino ai primi di settembre.
Un’ultima curiosità: il martire di Nicodemia è anche protettore del lotto e dei suoi giocatori: in sogno rivela i numeri alle ragazze povere e nubili, affinché anch’esse possano giungere all’altare fornite di corredo nuziale. “San Pantalone Santo, a stu munno patisteve tanto, a Napoli nascivisteve, a Roma poi moristeve, per la vostra santità, pe’ la mia verginità, dateme tre numeri, per carita!”: è l’antica Novena delle cento invocazioni, da recitare per nove sere consecutive a mezzanotte, cosicché l’ultima sera, in sogno, il santo rivelerà la giusta sequenza…

22 Luglio | ‘O FESTONE D’E TRANESI

Gli abitanti di Atrani sono molto legati a Santa Maria Maddalena. Una devozione che risale all’epoca del Ducato Amalfitano, quando, si tramanda, la santa intervenne per allontanare una guarnigione di mercenari Alessandrini asserragliati nel Castello di Castiglione.

Il castello negli anni a venire fu trasformato nell’attuale Collegiata…

In onore della Santa gli Atranesi organizzano il “Festone”.

Lo sventolare della  “pettolella”, un antico e prezioso drappo raffigurante Santa Maria Maddalena, le novene in chiesa e l’allestimento delle artistiche luminarie danno il via alle celebrazioni.

Il giorno della festa, il 22 luglio, ha inizio con un matinèe musicale in “piazzetta”, cui fanno seguito la solenne messa in Collegiata, la processione per le vie del paese ed il concerto bandistico in piazza. Chiude i festeggiamenti un grandioso spettacolo pirotecnico sul mare.

Si racconta che in tempi non troppo lontani gli atranesi, allo scopo di allestire la festa patronale più sfarzosa del circondario, avviassero prima del tempo una vera e propria attività spionistica. Il sindaco, accompagnato dai membri del Comitato Feste, partecipava ai festeggiamenti patronali di Amalfi il 27 giugno, di Cetara il 29, quindi alla festa di Santa Trofimena, a Minori il 13 luglio, ufficialmente per dovere di rappresentanza ma, si maligna, con lo scopo non dichiarato di contare i colpi che sarebbero stati esplosi durane lo spettacolo pirotecnico che chiude tutte le feste patronali. L’obiettivo era quello di  predisporre, in occasione della festa di Atrani, l’esplosione di almeno un colpo in più!

Per coronare questa meravigliosa scenografia di devozione e di bizzarra competizione, sulle tavole degli Atranesi non doveva assolutamente mancare il “Sarchiapone”, che veniva preparato con la zucchina lagenaria, che in Costiera viene chiamata “cocozza longa” o “cocozzella”.

“Che bella festa fanno stì tranise – dint’ ‘a no vico astritto: ‘o Paraviso.

A festa llor ‘a fanno c’ ‘a devozione – e tenene p’avvocato ‘o sarchiapone”!

ingredienti:

2 zucche lunghe (cocozzelle)

180 g di carne tritata,

misto vitella e maiale   

50 g di Parmigiano Reggiano

grattugiato

mozzarella q.b.

salame o prosciutto cotto,

tagliato finemente q.b.

1 uovo sodo e 1 da sbattere

sale e pepe q.b.

farina per la panatura q. b.

passata di pomodoro q. b.

1  cipolla

un ciuffetto di basilico

tempo di preparazione:

1 ora circa, a condizione di avere il sugo di pomodoro già pronto.

preparazione:

Per prima cosa si prepara la salsa di pomodoro, mettendo a rosolare nell’olio la cipolla tagliata julienne, un pizzico di sale, due foglioline di basilico e la passata di pomodoro. Lasciar cuocere a fuoco lento per un’oretta, fino ad ottenere un sugo denso e profumato.

Mentre il sugo cuoce si tagliano le zucche in cilindretti di 10-15 cm, li si svuota della polpa, si infarinano, si passano nell’uovo sbattuto, quindi si friggono fino ad ottenere una doratura uniforme della superficie. A parte, in una ciotola, si mescola carne trita con la mozzarella, i salumi, l’uovo sodo, il Parmigiano, sale e pepe, fino ad ottenere un impasto compatto. Uno alla volta si riempiono i cilindretti con il composto di carne e li si dispone in una teglia da forno, cosparsa di un sottile strato di sugo di pomodoro. Si ricopre i cilindretti con la salsa e li si inforna a 180° per 40 minuti circa, girandoli di tanto in tanto durante la fase di cottura. Appena pronti, servire caldi, aggiungendo qualche fogliolina di basilico.

27 Giugno | SANT’ANDREA DI GIUGNO: FEDE, MEMORIA… E MITO…

Il 27 giugno 1544, dopo aver saccheggiato Ischia e Procida, il temibile corsaro Kair-Al-Din, in occidente conosciuto come Ariadeno “Barbarossa” per il colore della barba, volse la sua flotta contro Amalfi e Salerno…

Conoscendo la fama di Barbarossa parte dei Salernitani fuggirono nelle campagne vicine, altri si riversarono nella cattedrale per supplicare l’intervento di San Matteo. Gli Amalfitani fecero altrettanto, chiedendo aiuto al loro protettore Sant’Andrea.

Si tramanda che i due Santi, accogliendo la supplica del popolo, apparvero nel cielo del golfo e scatenarono una terribile tempesta che disperse la flotta nemica, facendo affondare parecchie navi.

«…l’Apostolo con sommo prodigio accorse in difesa», tramanda Matteo Camera nella Istoria della Città e della Costiera di Amalfi, 1836 «…e mentre in quel solstizio dell’està(te) sereno era il giorno ed il mare lieto e tranquillo, suscitasi fiera ed orribile tempesta. Nelle dense nuvole mugge orribilmente il tuono, succede dirotta pioggia, e sterminati cavalloni avvolgendo da per ogni lato le navi barbaresche l’una contro l’altra urtandosi e disperdendosi son poste tutte nel più orribile disordine…»
A Salerno, invece, pare che in quella occasione San Matteo proferì la famosa frase “Salerno è mia: io la difendo”, e che i due leoni di pietra a guardia del Portale d’ingresso all’atrio del Duomo, presero vita per scacciare gli invasori.

Da quel giorno, ogni anno il 27 giugno, ad Amalfi si festeggia il “patrocinio di Sant’Andrea”, a ricordo dello scampato pericolo e a rinnovare l’alleanza tra il popolo amalfitano e il suo santo protettore.

A Salerno, invece, in seguito a quell’evento si decise di inserire la figura dell’Evangelista nello Stemma della città (anche se qualcuno rivendica l’inclusione dell’effige a molto tempo prima: un mistero da chiarire!). Quanto alla festa, poi, continuò a svolgersi fino a qualche anno dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale.

Alla luce degli eventi sopra descritti, senza timore di smentita potremmo definire quello del 27 giugno 1544 un “miracolo a quattro mani”. Sebbene secondo alcuni storici, ci sarebbe anche l’intervento di Santa Trofimena…ma questa è un’altra storia! Torniamo ad Amalfi…

Un dipinto di Ottavio Deliani della fine del secolo XVII, collocato sulla porta della navata destra del duomo di Amalfi, raffigura il prodigioso evento.
In primo piano, con la tunica verde e rossa, si vede San Matteo, mentre Sant’Andrea è in azzurro, raffigurato a sinistra con la croce decussata.

Da quel dipinto è stato tratto il più famoso “Quadro di Sant’Andrea”, un panno dipinto dall’artista amalfitano Ignazio Lucibello che, come da tradizione, viene issato in Piazza Duomo il 13 Giugno, in occasione delle sosta in cattedrale della statua di Sant’Antonio da Padova.

Ma la prova tangibile di quel miracoloso evento è custodita nel Museo del Duomo.
Si tratta della cosiddetta “falca”, una tavola sovrapposta al capo di banda delle piccole navi, appartenuta ad una galea veneziana (oppure genovese) del XV secolo che, razziata dal pirata nel corso di una delle sue innumerevoli imprese, entrò a far parte della flotta corsara che fu diretta contro Amalfi.

Pare che un’onda di inaudita violenza sventrò la nave e andò a depositare la preziosa tavola sulla spiaggia, dove venne raccolta e custodita per secoli dalla famiglia Proto di Amalfi.

La falca è pregevolmente intarsiata con un corteo di puttini, tritoni, ippocampi e tori marini che si aggrovigliano tra le onde intorno alla figura di Amphitrite, la Nereide Halosydne , cioè “allevata dal/nel mare”, che andò sposa di Poseidone i dio del mare…
Secondo altri autori classici, quali Esiodo e Apollodoro, Anfitrite è la dea “delle onde che si infrangono”: a volte il destino è scritto nel nome. Non c’è che dire!

23 Giugno | NOTTE DI SAN GIOVANNI… LA PIÙ MAGICA DELL’ANNO

Sembrerebbe che la notte tra il 23 e 24 giugno le  “Janare”, le streghe nostrane, seguaci della dea Diana (da cui in nome originario dianare), nude, a cavallo di rami di noce,convergessero da ogni dove – anche dalle marine di Conca dei Marini e di Praia – al “Noce di Benevento”, che sorgeva a circa due miglia dalla città, non distante dalla riva meridionale del fiume Sabato. In quel punto, insieme a maghi e sciamani, ed al cospetto del diavolo, che in quella occasione assumeva le sembianza di un caprone, veniva celebrato il sabba, l’orgia sfrenata che durava fino al mattino seguente.

Quella Notte era (ed è) anche la notte designata alla raccolta delle erbe e delle bacche selvatiche che occorrono per la preparazione di filtri magici ed incantesimi.

La Chiesa Cattolica Romana nel tentativo di sradicare tali credenze istituì la festa di San Giovanni Battista, nemico del Diavolo per antonomasia. I risultati, tuttavia, non furono quelli auspicati.

Le erbe continuano ad essere raccolte. Le noci, in particolare. Che serviranno per la preparazione del

LIQUORE DI NOCI

Cominciamo col dire che il Nocillo non è solo un liquore ma un vero e proprio elisir di benessere. In alcuni luoghi è ancora chiamato  ”a merecina”, la medicina e il merito va all’alto contenuto di tannini e oli essenziali che lo rendono un ottimo digestivo, gli donano proprietà toniche e antiinfiammatorie, e depurative per il fegato… e questo è il motivo per il quale le noci nell’antichità erano considerati frutti “apotropaici”, cioè, capaci di allontanare gli influssi maligni!

In epoca romana, in occasione della cerimonia nuziale, i novelli sposi regalavano agli invitati delle noci, antesignane dei confetti. Quando nasceva una bambina, poi, il papà coltivava un noce, il cui legno sarebbe servito a fabbricare il futuro talamo nuziale della piccola.
Nel corso del Medioevo il noce cambiò veste, divenendo appannaggio del demonio e delle “Janare”. E ci fu la reazione cristiana… ma questo già lo abbiamo detto!

La preparazione del liquore di noci segue un rigido cerimoniale.

Le noci devono essere verdi, cioè ancora acerbe, così tenere da poterle trapassare con uno spillo.

Devono essere raccolte da una donna, la stessa che preparerà il liquore, la notte di San Giovanni.

Devono essere sempre in numero dispari, bisogna tagliale in quattro parti e metterle in infusione ancora bagnate di rugiada!

I frutti devono restare in alcool per quaranta giorni: dal giorno di San Giovanni Battista a quello della Madonna degli Angeli…      

La ricetta del liquore di noci, compresa l’antica variante di Tramonti, che prevede l’infusione delle noci nel vino, la trovate nel libro Q.B. Storia d’amore e di sapore dalla Costa d’Amalfi…

Altra tradizione legata alla notte di San Giovanni è quella de

‘O TRAV’E FUOCO

Pare che nella notte tra il 23 e il 24, dal cielo precipiti in mare un misterioso trave infuocato che miracolosamente farebbe innalzare la temperatura dell’acqua, dando il via, per gli abitanti della Costa, alla stagione balneare. Prima di quella data, infatti, ai bimbi non era permesso di andare oltre la linea della battigia. Una vera e propria sofferenza, assodato che il caldo estivo in Costiera esplode ben prima del 24 giugno, ma una prudenza necessaria, in un’epoca in cui un raffreddore poteva facilmente aggravarsi bronchite e questa degenerare in polmonite.

Ad Amalfi, questa credenza veniva consacrata da un rito che svolgeva “Nicola ‘e camerini”, al secolo Nicola Esposito, gestore del più antico stabilimento balneare del paese. Nicola sulla Marina Grande di Amalfi dava fuoco ad un tronco d’albero e lo lanciava in mare tra la folla festante…. Un ultimo rito, legato a quella notte magica era il cosiddetto

UOVO DEL DESTINO

Pare che le ragazze da marito usassero versare l’albume di un uovo in un bicchiere che veniva lasciato fuori casa, sul davanzale della finestra, per tutta la notte. Al mattino, dalla forma assunta dall’albume (che grazie alla bassa temperatura notturna veniva ad addensarsi) la ragazza poteva trarre auspici sul proprio futuro amoroso. Se avesse trovato la chiara d’uovo coperta da bollicine voleva dire che un marito era in arrivo. Diversamente, non le restava che aspettare l’anno successivo!

13 Giugno | MONACIELLI E VERGINELLE …DI SANT’ANTONIO

Sant’Antonio è un santo molto caro agli abitanti della Costiera, viene festeggiato a: Amalfi, nella chiesa omonima; a Tramonti, nella chiesa di San Bartolomeo Apostolo a Novella; a Ravello, nella chiesa del Convento di San Francesco; a Montepertuso (Positano); a Marina del Cantone e a Conca dei Marini.  Quest’anno a causa dell’emergenza Covid 19 non si terrà alcuna processione ma solo le sante messe.      
La tradizione, tuttavia, seppur quest’anno solo come ricordo, resta viva e forte …

Il primo di giugno è iniziata la “tredicina di preparazione ”, l’antica preghiera composta di tredici diverse invocazioni che i devoti indirizzano al santo. Tale dicitura, tuttavia, pare che serva ad indicare anche i giorni che mancano alla festa!

Il 13 giugno per tutta la mattinata si celebrano le sante messe e, al termine di ognuna, viene distribuito il “Pane di Sant’Antonio”. Si tratta di panini benedetti che tengono vivo il “pondus pueri”, un’antica usanza secondo la quale i genitori in cambio di protezione per i propri figli promettevano a sant’Antonio tanto pane quanto fosse il peso dei fanciulli. Sembrerebbe che tale pratica sia scaturita da un miracolo del santo il quale, avendo fatto resuscitare un bimbo morto annegato, ottenne dalla madre di questi tanto pane per i poveri quanto era il peso del bambino. Quel pane fu anche all’origine dell’Opera del Pane dei Poveri, poi divenuta Caritas Antoniana, che si occupa di portare generi di prima necessità e assistenza ai poveri di tutto il mondo.
Ad Amalfi le celebrazioni liturgiche si svolgono nella chiesa dedicata al Santo, nel rione “Sant’Antonio”  (in realtà “Capo di Croce”).

La chiesa è parte integrante del Convento di  Santa Maria degli Angeli che ai primi dell’ottocento venne trasformato nell’attuale Hotel Luna Convento e che, pare, sia stato fondato nel 1220 da San Francesco da Assisi, recatosi ad Amalfi in visita alle reliquie di sant’Andrea.
In condizioni normali il pomeriggio si sarebbe dovuta svolgere la processione del Santo.
La statua di Sant’Antonio viene portata sulla spiaggia di Atrani, dove viene imbarcata e, con un folto seguito d’imbarcazioni,  giunge al “Molo Pennello” di Amalfi.      
Una tradizione ormai scomparsa era quello di far accompagnare la statua del santo dai “monaciarelli”, dei bambini vestiti con il tipico saio monacale, il cordone intorno alla vita e un bavaglino bianco legato al collo.

Dal molo la statua viene poi trasferita in Cattedrale, dove si celebra una messa solenne e, al termine della stessa, in Piazza Duomo si svolge la “Alzata” del Quadro di Sant’Andrea”, prologo della grande festa “del patrocinio” che si terrà il 27 di giugno. (Ne parleremo in un altro articolo)…

La statua di Sant’Antonio fa quindi ritorno alla sua chiesa, seguito dalla processione dei fedeli e da un coloratissimo spettacolo pirotecnico.

A Conca dei Marini la chiesa che ospitala Sant’Antonio sorge su uno sperone di roccia proiettato in un meraviglioso scenario azzurro, fatto di cielo e di mare, con sullo sfondo Li Galli e i Faraglioni di Capri. La statua del santo, del XII secolo, giunse a Conca nel 1692 e due anni dopo il Santo venne proclamato protettore della cittadina. Sulla facciata dell’edificio, infatti, insieme all’effige del santo spicca la scritta in latino PROTEGAM CIVITATEN ISTAM (proteggerò questa città), e che al suo interno si conserva una preziosa pala d’altare raffigurante la Madonna tra i Santi Andrea Apostolo e Giovanni Battista… al quale la chiesa è intitolata!

Gli abitanti del comprensorio, tuttavia, da sempre indicano l’edificio come “’A chies’e’ Sant’Antonio” nella quale si svolgeva l’antichissima tradizione delle “Verginelle Scapellate” (o, secondo altri, “Zitelle” Scapellate)…

Pare che fino a qualche decennio fa, il 13 giugno alle prime luci dell’alba un gruppo di 13 ragazze, vestite di bianco, con i capelli raccolti da una coroncina di edera e a piedi scalzi, partissero da Furore per portare ai piedi del Santo dei Miracoli una speciale preghiera che era stata affidata ad ognuna di loro dai devoti che chiedeva al Santo una grazia o lo voleva ulteriormente omaggiare il santo per “grazia ricevuta”…

24 Maggio | FESTA DELL’AVVOCATA

“Mamma Avvocata” per molti, Sorella Madonna per altri: è la protettrice di Maiori!
Una devozione lunga secoli che intreccia paganesimo e cristianesimo, conditi da una ritualità profonda che trova la sua massima espressione nella “tammorriata”

La chiesetta che domina il golfo di Maiori rappresenta uno tra i luoghi più cari ai Maioresi, soprattutto a quelli sparsi per il mondo…ma non solo per loro, come vedremo più avanti. Da maggio ad ottobre, la terza domenica del mese, nella piccola chiesa si celebrano le sante messe e il lunedì dopo la Pentecoste il Monte Falerzio, sul quale sorge la chiesa, diviene meta di pellegrinaggio da parte dei devoti.

LE ORIGINI DEL CULTO

Pare che nel novembre del 1485 un pastore di Maiori, Gabriello Cinnamo, guidato da una colomba, scoprì nella parete del Monte Falerzio un’ampia caverna. L’uomo decise di adibire l’antro a ricovero per se e per i suoi animali e fu così che, mentre riposava, gli venne in sogno la Madonna, che gli chiese di erigere in quel posto un altare.

Fu così che Cinnamo, ritiratosi a vita eremitica, in quella che in seguito verrà ribattezzata “Grotta delle Apparizioni” edificò l’altare e, nel 1503, con il placet di Papa Leone X e l’aiuto di alcuni devoti, sul pianoro sovrastante la grotta diede inizio alla costruzione della chiesa, che intitolò a Maria SS.ma dell’Avvocata.

Seguirono la costruzione del campanile e di un piccolo romitorio che nel 1687 vennero affidati ai Padri Camaldolesi di San Romualdo, i quali avevano già fondato l’eremo di Astapiana a Vico Equense e di San Giacomo a Capri. I “Padri Bianchi” ampliarono la chiesa e i locali annessi, dotandoli di una fornitissima biblioteca. Nel 1807, tuttavia, per effetto delle leggi napoleoniche, i monaci furono allontanati e la chiesetta prima adibita a presidio militare, ed in seguito abbandonata. Stessa sorte toccò alla Grotta delle Apparizioni e alle terre circostanti, che finirono poi incamerate al Demanio dello Stato.

Con il passare degli anni le intemperie, però, ed un incendio, distrussero ciò che rimaneva degli edifici che, insieme alla cappella nella grotta rimasero in stato di completo abbandono fino al 1888. In quell’anno, infatti, il devoto Antonio Manzi riscattò il fondo dagli attuali proprietari e ne iniziò il restauro. L’altare nella Grotta delle Apparizioni, che presenta affreschi raffiguranti la Vergine, la Madonna dell’Annunziata e l’Arcangelo Gabriele e della cena degli Apostoli circondata da angioletti, reca impressa, infatti, l’iscrizione: “Restaurata nel MDCCCLXXXX”.

Lentamente riprese vigore una devozione mai completamente sopita e che anzi, nel corso del tempo è andata fortificandosi sempre più. Oggi il Santuario è gestito dai monaci benedettini dell’Avvocatella di Cava, di cui Padre Gennaro Lo Schiavo è stato rettore ed esorcista sino al marzo 2021, l giorno della sua dipartita avvenuta a causa dell’infezione da Covid-19 e quest’anno, ancora per effetto delle disposizioni anti Covid-19, la processione non verrà celebrata.

LE FESTA

Ogni anno, il lunedì dopo la Pentecoste, centinaia di fedeli provenienti da tutti i Comuni della Costa, da Cava de’ Tirreni, e dai paesi dell’Agro nocerino sarnese scalano gli 827 metri che conduco al santuario, (la vetta del Monte Falerzio detto anche Monte Avvocata, tocca i 1014 metri, il Santuario è collocato su un pianoro posto più in basso rispetto alla cima), per testimoniare una fede trasmessa di generazione in generazione.

A mezzogiorno si svolge la suggestiva processione che reca la statua della Madonna Avvocata sotto una pioggia di petali di rosa e al suono ininterrotto delle campane – è usanza che ogni pellegrino esegua qualche rintocco – inneggiando Evviva Maria, Evviva!

La festa, che secondo un’antica tradizione dovrebbe iniziare il giorno prima, ovvero la Domenica di Pentecoste, dopo la processione continua con la festa “profana”, celebrata a base di buon cibo e al ritmo incessante delle tammorre.

17 Maggio | SAN PASQUALE BAYLON

«San Pasquale Baylonne,

protettore delle donne,

famme truvà nu bellu marito,

janco, rosso e colorito,

comme a te, tale e quale a te, o glorioso San Pasquale!

E sì nun m’o faie truva’ Nun te vengo cchiù a prega’!!».

Domani, 17 maggio, a Furore si festeggia SAN PASQUALE BAYLON

San Pasquale è il protettore dei pasticcieri, dei cuochi, delle donne… ed è l’inventore dello zabaglione! Ed è tutto collegato….

Pare, infatti, che il Santo faccia trovar marito alle ragazze nubili che l’invocano con la preghiera che ho riportato sopra.

Tuttavia, sembra che anche le donne sposate si rivolgano a San Pasquale ma, queste ultime, per lamentarsi della scarsa “vivacità” dei mariti. Il santo allora, per accontentare anche loro, escogitò un preparato a base di uova, zucchero e vino, che da allora fu detto “San Bayon” (pronuncia sambaiùn)… e tutto torna!

13 Maggio | PROFUMO…DI ASCENSIONE

Oggi è la vigilia dell’Ascensione di Gesù al Cielo, che ricorre esattamente quaranta giorni dopo la Pasqua.

Si raccolgono le rose e le erbe profumate che serviranno questa sera.

Nei paesi della Costa, infatti, prima di andare a dormire, si usava lasciare sul davanzale della finestra una bacinella piena d’acqua –  – ‘o vacillo cu ‘e rrose” – nella quale venivano immersi petali di rosa, cimette di menta o di rosmarino, o di salvia, e fiori di gelsomino… ma non esiste una “ricetta” precisa.

Pare che a mezzanotte Gesù, prima di ascendere al Cielo, avrebbe benedetto quell’acqua e quei fiori, quale invito agli uomini a non rattristarsi per la sua dipartita dalla vita terrena: “io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo…“ recita il Vangelo di Matteo (Mt 28,20).

Domani mattina con quell’acqua profumata e benedetta, i membri della famiglia si laveranno il viso in segno di purificazione e di buon augurio. L’Ascensione, come previsto dal calendario della Chiesa Romana, si celebra il quarantesimo giorno dopo la Resurrezione e, quindi, in corrispondenza del giovedì. Dal  1977, tuttavia, la Chiesa italiana ha abolito alcune festività infrasettimanali quali, ad esempio,  l’Ascensione e il Corpus domini, che ha spostato a domenica. Nel caso dell’Ascensione alla settima domenica di Pasqua, che precede la domenica di Pentecoste, cinquantesimo giorno dopo Pasqua…

19 Marzo | …E’ZEPPOLE E SAN GIUSEPPE!

Per festeggiare i papà anche a tavola, domani, 19 marzo, mangeremo le “Zeppole di San Giuseppe”.

Sebbene derivi il nome dal papà più santo della storia dell’umanità, pare che questa festa sia riconducibile ai “Liberalia”, i riti o, per meglio dire, i baccanali che i popoli italici celebravano in onore di Liber Pater, dio della fecondità, del vino e del gozzoviglio… tanto è vero che in seguito fu identificato con Bacco. Nel corso dei festeggiamenti si mangiavano frittelle di frumento, si ballava, si beveva vino, tanto vino, e…