19 Marzo | FESTA DI PADRE BACCO… PARDON, DEL PAPA’

Il 16 e il 17 Marzo i nostri antenati greco-romani celebravano i Bacchanalia.
Originari della penisola ellenica, pare che sul principio del II sec. a.C. tali riti penetrarono anche a Roma, per il tramite dei patrizi romani che trascorrevano i loro otia nelle Ville rustiche della Campania Felix, già Magna Grecia. Praticamente, iniziò tutto dalle nostre parti!
I Baccanali erano un tributo a Bacco, dio del vino, dell’agricoltura e della fecondità (è chiaro che c’è un collegamento tra le tre cose!) che veniva celebrato nel gozzoviglio e nel libertinaggio più sfrenato. L’ebrezza e il sesso erano il metodo per “connettersi con il divino”, affermavano le “Baccanti” che in quei due giorni si aggiravano nude, in estasi mistica, brandendo il tirso (bastone  ricoperto di fiori, simbolo fallico di virilità, sacro a Bacco), percuotendo e incitando i partecipanti ai riti ad abbandonarsi alle orge. In pratica celebravano la vita… cercando di creane di nuove!
Con il passare del tempo le cose precipitarono. I Baccanali esaurirono la loro valenza agricolo-fecondatrice, per trasformarsi nel pretesto per dare sfogo ai peggiori istinti, per praticare lo stupro e perfino per commettere omicidi. L’ordine pubblico e ogni forma di convivenza civile in quei due giorni venivano abbandonati e fu così che il Senato, nel 186 a.C., convocò un Senatus consultus de Bacchanalibus , che decretò lo scioglimento delle accolite dei devoti di Bacco che, inutile dirlo, contavano ormai migliaia di adepti…
Esplose il malcontento che, in breve tempo diede origini a tumulti e scene di teppisco tanto e vero che il Senato fu costretto a riunirsi nuovamente e a deliberare la reintroduzione dei Liberalia.  Si trattava di riti che gli antichi popoli italici tributavano a Liber Pater, anch’egli dio della fecondità, del vino etc., una divinità che molti versi analoga a Bacco, compreso il tirso, ma decisamente più “contenuta”, priva, almeno ufficialmente, della componente orgiastica… ma comunque proteso al vino e alla festa. La maggior parte del popolo, pur di continuare a bere “in sicurezza”, accettò la vecchia ritualità: meglio che niente, si potrebbe dire!
Durante i Liberalia le donne anziane che, in linea di massima non prendevano parte ai festeggiamenti, si sistemavano in strada e preparavano le “frictilia”, dei dolcetti fritti che vendevano ai passanti… in mancanza di altri piaceri, almeno tiravano su qualche soldo!

Con l’avvento del Cristianesimo si cercò di debellare tali usanze licenziose che, tuttavia, risultavano dure a morire, continuando a venire praticate in segreto. Si ricorse allora alla mediazione che, come per altri riti pagani, determinò l’accorpamento delle antiche usanze in nuovi riti.

Liber Pater, il cui epiteto derivava dal fatto che il dio, tra le altre cose, veniva considerato il padre di tutti i Romani, venne soppiantato dalla festa del papà. La festa, poi, venne consacrata niente meno che al padre più santo dell’umanità, San Giuseppe, il padre putativo di Gesù che, guarda caso, iniziò a venire raffigurato appoggiato su di un bastone fiorito!

Per scardinare gli eccessi culinari, infine, si adottarono le frictilia, che oggi conosciamo come “Zeppole di San Giuseppe”.